TRENO… senza andata e senza ritorno

SENZA TEMPO

 2 novembre : " La festa dei morti", così era scritto sul mio libro di prima elementare; ricordo ancora la pagina ed i colori.  Credo di averla riletta dieci volte quella pagina, come richiesto per ogni pagina dalla maestra; e così ha preso dimora nella mia mente. Solo con gli anni è diventata " La commemorazione dei defunti".  Nel mio cuore è sempre rimasta però con quel nome iniziale.

E festa la era davvero; ci si preparava con cura alcuni giorni prima, niente doveva mancare: lumini, fiori, stracci, acqua, sapone, profumi, ghiaietta, lucidante. Era un rito di colori e di attese, di fermento composto. Non si perdeva un attimo a sostare; nel camposanto se sosta era …lo era per pregare, ma soprattutto per raccontare. Ognuno narrava la sua storia, a tasselli che prendevano forma e si completavano nel dopo, nel rimettere a posto pezzi di vita non conosciuti appieno, ma che lì assumevano la dovuta consistenza. Ed io, bambina, dal basso ascoltavo e guardavo i grandi conversare vicino alla tomba dei propri cari. Le tombe sono proprietà condivise; questo mi era parso chiaro fin d’allora; vi arrivavano parenti non così stretti, amici degli amici, conoscenti, chi aveva passato quel giorno con …, chi aveva vissuto quel guaio per…, chi si ricordava di chi gli aveva detto che… Trame di parentele, di vite distese fra presente e passato, di collegamenti in rete senza tempo. Alla fine perdevo il filo del discorso e mi allontanavo: c’era sempre qualche tomba dimenticata da adottare.

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