TRENO… di ritorno 9

OMEGA

Quando appoggio la testa al polso e la piego per riposare un po’, c’è un ritmo costante e caro che mi coccola da sempre: è il ticchettìo dell’orologio di mio padre a farmi compagnia. Conosco questo suono amico fin da bambina, quando fra le braccia di papà mi nascondevo per trovare riparo o per sorridere osservando il mondo da lì. Ricordo che era un mio motivo di vanto avere l’incarico di girare la rotellina per dargli la carica; papà si fidava di me e mi suggeriva di non caricare tutta la molla, ma di fermarsi sempre un attimo prima per non rovinarne i meccanismi. Non era facile capire quante volte dovevo e potevo girare la rotellina per sostare a quell’attimo prima…

Ho ripreso quel vecchio caro orologio ereditato da anni; inattivo da tempo, è bastato dargli la carica per vederlo riprendere vita senza un sospiro di sosta. Papà lo riponeva  sul comodino ogni sera prima di coricarsi; io lo tengo al polso con il braccio sotto il cuscino… lo sento ticchettare piano. Questo vecchio Omega, dall’aria vissuta, ha passato la guerra per arrivare fino a me. E’ l’Omega, mi manca l’Alfa…

P.S: … ripassiamo l’alfabeto?

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