TRENO… di ritorno

Non ricordo esattamente il motivo per cui mia madre mi portasse in quella chiesa, così piccola e nascosta sotto il lungo porticato di vetrine, ogni volta che si andava in città. Credo di non essermi mai posta tale domanda, troppo intenta ad accendere le solite due candele ed a controllarne la fiamma, i bagliori iridati, il fumo nerastro che si univa a quello di altre mille candele accese. Sicuramente non erano mille le candele accese, ma a me parevano anche di più. E quando dopo poco si usciva, giusto il tempo per un segno di croce, un’intesa mirata e devota, un accendere di candele e un riaccenderne di quelle consumate, ecco, la mamma mi prendeva per mano come se tutto fosse risolto o, se non altro, con l’aria di chi avesse spedito da poco un telegramma, sicuro di aver demandato ad altri il problema.  Per me, invece, era un tornare all’aria aperta, un guardare le vetrine, un camminare con passo spedito in quel turbinio di luci e di confusione della città. Per fortuna, poi, si rincasava, fra ritmi più lenti e tranquilli.

Era la Chiesa di santa Rita; chissà che non decida di regalarmi un giorno di ritorno in quella chiesa:  un viaggio in treno in un giorno.

P.S: ho ritrovato un santino: "Sotto il peso e fra le angosce del dolore, a Voi che tutti chiamano la santa degli impossibili, io ricorro nella fiducia di presto averne soccorsi. Liberate, vi prego, il mio povero cuore, dalle angustie che da ogni parte l’opprimono, e ridonate la calma a questo spirito che geme, sempre pieno di affanni. E giacchè  riesce inutile ogni mezzo a procurarmi sollievo, totalmente confido in Voi che foste da Dio prescelta per avvocata dei casi più disperati…" ecc. ecc. ecc. ecc.  ;-)))))))

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